La piattaforma italiana di crowdfundig journalism nata per iniziativa dell’associazione Pulitzer (ne ho parlato più volte) ha ‘adottato’ un seconda proposta d’inchiesta dopo quella di Antonella Beccaria. Si tratta di “La verità sul nucleare in Sardegna” di Valeria Gentile giovane reporter e autrice di diversi blog (particolarmente interessante Altri Occhi del quale consiglio vivamente la lettura). Il progetto vede anche la collaborazione di Claudio Messora per la realizzazione di un documentario a supporto e completamento dell’inchiesta (cosa ottima perché sono convinto, come ho ripetuto spesso in questo blog, che il giornalismo ‘lento’ debba farsi carico non solo di essere accurato e approfondito ma anche sempre più articolato, multimediale e innovativo).
Parte YouCapital la nuova piattaforma italiana per sostenere idee tramite il crowdfunding. L’iniziativa nasce presentando un progetto della giornalista e blogger Antonella Beccaria sulla strategia della tensione in Italia e in Belgio.
Lo scopo di questa inchiesta è quello di studiare i fenomeni criminali che si verificano in Belgio tra la fine degli anni settanta e per tutti gli anni Ottanta fino ad arrivare al decennio successivo con il caso Dutroux e le coperture fornite in fase di indagine al suo entourage. Quest’ultimo episodio, infatti, oltre a mettere in evidenza pratiche investigative volte più ad attività di dossieraggio che di prevenzione-repressione del crimine, ha inferto un ulteriore colpo alla gendarmerie belga, definitivamente sciolta nel 2001 e assorbita da corpi civili di polizia.
La piattaforma, ovviamente ancora in Beta, è nata per iniziativa dall’associazione Pulitzer e di Antonio Rossano (che ne è promotore insieme a Luca Longo), che aveva presentato la prima bozza di progetto lo scorso novembre all’interno di Working Capital la divisione di Telecom per finanziare le start up nell’ambito del web. Allora il progetto aveva l’intenzione di differenziarsi dalle altre piattaforme di crowdfunding, come l’americana Spot.Us o l’italiana Produzioni dal Basso, caratterizzate da un modello senza fini di lucro: “Pulitzer non vuole essere un’associazione no-profit – aveva dichiarato Rossano – il modello di business si basa sull’acquisizione del 10% dei ricavi finali di ciascun progetto”.
Oggi invece la piattaforma si presenta come non profit con quello che sembra un cambio di strategie. Non mi sorprenderebbe se questo fosse dovuto alla dinamicità pachidermica degli editori nostrani …(ma se mi sbaglio sarò sicuramente felice di essere smentito).
La cosa importante è che dall’idea di Pulitzer sia comunque partito un progetto di questo tipo che si annuncia bello e interessante.