Octavia’s identity

La notizia, qualche giorno fa, del licenziamento in tronco della giornalista Octavia Nasr da parte della Cnn a seguito di un messaggio (un giudizio positivo sull’Ayatollah sciita Mohammed Hussein) che la [ex] senior editor del colosso americano aveva postato sul proprio profilo di Twitter ha giustamente fatto il giro del mondo. Molte le questioni che l’episodio, anche in Rete, ha sollevato: la trasparenza, l’obiettività e l’equidistanza del giornalismo, il diritto o meno dei professionisti dell’informazione di esprimere pareri personali e le conseguenze per la loro credibilità e autorevolezza su un determinato argomento… il tutto amplificato e forse, ulteriormente distorto, dal fatto che tutta la faccenda si è consumata all’interno di uno scenario così complesso e ‘sensibile’ come quello della cronaca politica mediorientale (di cui la Nasr è considerata una delle massime esperte) con tutto quello che ne comporta. A niente sono valse scuse, rettifiche e precisazioni fatte successivamente anche sul blog personale della Nasr: la ‘leggerezza’ di un attimo, consumata nello spazio delle 140 battute di un tweet resta, per i detrattori dell’opinionista, una traccia indelebile e inappellabile che macchia la sua credibilità.

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