Ritratti del potere

Il potere e le rappresentazioni che il potere stesso ha voluto dare di sé: un gioco infinito di specchi, finzioni che spesso mirano unicamente a sancire una distanza tra la sua immagine e chi la osserva. È la prima osservazione che mi viede da fare dopo aver visittato la bella mostra Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell’autorità allestita al centro di cultura contemporanea Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze.

Un gioco di specchi, dicevo, come in una delle prime immagini che lo spettatore della mostra incontra, lo scatto del fotoreporter Nick Danzinger realizzato per un servizio ‘celebrativo’  per i cinquanta anni di Tony Blair (allora, siamo nel 2003, colto in uno dei momenti più delicati della sua premiership con l’ingresso – molto contestato da ampie parti del proprio elettorato – della Gran Bretagna nella guerra in Iraq). Il servizio pubblicato dal Saturday Time Magazine vuole ritrarre un Blair fuori dal conformismo delle abituali immagini ufficiali, un taglio più quotidiano e privato per restituire al premier un’immagine meno distante. In realtà l’onnipresente Alastair Campbell (il suo portavoce, forse lo spin doctor per eccellenza) controlla e indirizza tutte le fasi del lavoro. Le immagini del servizio sono tutt’altro che istantanee e dirette ma frutto di un elaborato lavoro.  Ecco che però la foto ci svela il buon Campbell osservare – riflesso nello specchio che sovrasta l’immagine – un Blair in atteggiamento non convenzionale (giacca sullo schienale della polrtona, piede sulla scrivania) durante una delicata telefonata con Yasser Arafat. Uno squarcio di realtà che Danziger, forse, riesce a ritagliare nel set (quasi) perfettamente organizzato dallo staff del capo di stato rivelandoci la pesante presenza del responsabile comunicazione:

In queste immagini il mondo esterno è sempre tagliato fuori; tuttavia, come dice il critico John Berger, l’importanza di una fotografia sta nel modo in cui mostra ciò che non vediamo nell’immagine. E Danziger testimonia in prima persona: “in alcune immagini, dal punto in cui era seduto il primo ministro poteva sentire dall’esterno la gente che urlava ‘fermate la guerra’ “. Il potere censura ciò che può incrinare o mettere in dubbio l’apparenza rassicurante di un uomo politico e fornisce sempre di sé un ritratto funzionale al suo mantenimento.

(dal catalogo della mostra)

Il gioco si moltiplica poi con le immagini del fotografo Hiroshi Sugimoto che ritrae un Fidel Castro colto in una posa apparentemente inusuale, rigida, con uno sguardo vagamente interrogativo e ritagliata su un fondo di un nero assoluto. In realtà quello fotografato non è il leader maximo ma la sua riproduzione in cera. La rappresentazione di una rappresentazione, quindi, dove la mitologia del potere invece di essere smontata sembra moltiplicarsi e accrescere la sua ambiguità.

Così nel lavoro della fotografa Daniela Rossell che mostra la nuova classe dei super-ricchi che ha conquistato la vetta  sociale del Messico di oggi. Le donne ritratte (in pose scelte da loro stesse) nell’affanno di una iper-ostentazione del lusso, perdono il centro della scena e finiscono col diventare figure di contorno, relegate ai margini della rappresentazione di un immaginario di cartone che con la loro vera storia non ha più niente a che vedere.

Ma le suggestioni e le idee che la mostra suggerisce e stimola, anche pensando alla più stretta attualità,  sono ancora molte altre. Consiglio vivamente una visita (avete tempo fino al 23 gennaio prossimo), magari immediatamente dopo aver visto la mostra allestita nei piani nobili del medesimo palazzo Strozzi dedicata al Bronzino (che di ritratti del potere certo si intendeva…), con la  quale questa sembra, in modo davvero intelligente, voler dialogare.

Il sito della Strozzina e quello della mostra Ritratti del potere

L’Africa da un’altra prospettiva


Proprio mentre si sta celebrando un evento mediatico della portata del mondiale sudafricano di calcio segnalo AfrincanLens un bel progetto partito sul web da qualche mese (marzo di quest’anno) che ha proprio come obiettivo quello di raccontare l’Africa in una diversa prospettiva – superando luoghi comuni e cliché – attraverso la fotografia, i video e la scrittura. AfricanLens fa parte di quei progetti che in questo blog segnalo spesso, dove il web è il punto di incontro di linguaggi diversi (anche se qui è decisamente la fotografia ad emergere su gli altri) che si uniscono per raccontare storie in modo non convenzionale e con una ottima qualità di scrittura (nel senso più ampio del termine). L’utilizzo intelligente dei media sociali contribuisce non solo a diffondere e condividere i diversi contenuti ma anche a coinvolgere nel progetto chiunque abbia qualcosa di interessante da raccontare in una piena logica di integrazione tra lavoro professionale e partecipazione “dal basso”.

Leggo dalla presentazione:

The dominant representation of Africa today is one of war, poverty, disease and everything that can go wrong with humanity. It is famously referred to as the “forgotten continent”. African Lens is designed as a platform to document and present a visual Africa in an unbiased way . It is also a medium to showcase different aspects of our every day lives and serve as an advocate to compelling stories that need to be told. Content will be generated from everywhere – from the established photojournalist to user contributions.

il sito del progetto

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