Valigia Blu: “Cari editori, cara Fnsi, stupiteci!”

In rete si sta sviluppando un bel dibattito in merito alla decisione della Fnsi di indire uno sciopero generale per il prossimo 9 luglio. Le ragioni dell’iniziativa del sindacato della stampa – dare un segnale forte da parte dei giornalisti contro la cosiddetta legge bavaglio -  sono totalmente condivisibili ovviamente. Le modalità, lo sciopero appunto con conseguente blackout dell’informazione, per molti un po’ meno.

Protestare contro una legge che minaccia in modo così palese la libertà di stampa e la qualità dell’informazione nel nostro Paese non facendo uscire i giornali e creando volontariamente un vuoto di notizie è in effetti un discreto controsenso.

Così dai blog sono partiti appelli e proposte alternative (se c’è ancora qualcuno che pensa che dalla blogsfera vengano emessi solo dei “no” riottosi e senza idee, prego si ricreda…), in molti chiedono che lo sciopero indetto dalla Fnsi si trasformi in un’azione diversa che produca ancora più informazione su quello che sta accadendo.

Questa legge rappresenta una minaccia al già fragile stato di salute del nostra informazione, e si viene a sommare a una profonda crisi dei vecchi modelli di giornalismo (crisi, certo non solo italiana) che ne mette in discussione ruolo sociale e valori etici. L’ultimo degli errori da commettere, allora, è quello di sottovalutare la spinta dal “basso” (uso questo termine anche se non lo amo troppo) la voglia dei lettori di esserci, di partecipare al dibattito su come rendere migliore l’ecosistema delle notizie. Proprio in un momento così difficile dai cittadini arriva, ancora più forte, una richiesta di profondo rinnovamento, lo sciopero senza volerlo rischia, in questo caso,  di essere una risposta ‘vecchia’ a domande nuove.

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