Dig_it in Italia nasce il giornalismo on demand

il sito web del progetto

Luca De Biase segnala nel suo blog la nascita di un nuovo progetto, Dig_it: “Lo SpotUs all’italiana”.
E in effetti le affinità con la startup americana finanziata dal Center of Media Change, sono diverse. La prima e più evidente è quella che attraverso il web, freelance e lettori possono proporre servizi di approfondimento e promuovere temi da finanziare per realizzare reportage di qualità.
Insomma dopo la nascita, alcune settimane fa, di YouCapital la prima piattaforma italiana per il crowdfunding journalism oggi nasce questo nuovo progetto a sostegno del giornalismo d’inchiesta che si basa sul finanziamento partecipativo (anche se i responsabili nel sito non utilizzano mai il termine crowdfunding). Il fatto che Dig_it veda la luce proprio nel giorno del Pulitzer al giornalismo investigativo e non-profit di ProPublica, è ovviamente un caso, ma sicuramente di buon auspicio.

Per il momento come ‘assaggio’ sul portale di Dig_it sono presentate alcune inchieste sui blogger in Italia, omeopatia, handicap e creatività, emigrazione clandestina in Senegal.

Lo staff Dig_it è formato da Roberto Marino (docente alla Iulm di Interface Design), Andrea Franchini (giornalista con un lunga esperienza in quotidiani come Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno) e dalla giornalista Claudia del Vecchio.

Il progetto è molto ben presentato sul sito web, qui ne riporto alcuni passi:

  • la redazione deve garantire un corretto e accurato servizio giornalistico agli utenti, oltre a rappresentare il secondo paio di occhi prima che un servizio venga pubblicato e al tempo stesso è l’interlocutore del freelance mentre questo lavora e sviluppa il suo servizio. Inoltre, la redazione lavora con il giornalista realizzando tutte le fasi di editing dell’inchiesta, il montaggio, la sua messa online.
  • I nostri partner possono essere anche aziende che – per ottenere un copyright provvisorio per l’esclusiva della prima pubblicazione – devono sottoscrivere almeno il 50 per cento del costo ipotizzato.
  • Se qualcuno si offre come volontario per aiutare il freelance contatterà la redazione che farà incontrare il freelance e il “volontario”. Dig_it incoraggia il giornalismo partecipativo.
  • Il contenuto del servizio viene messo online secondo le vigenti norme del diritto d’autore e del copyright e chiunque può riprenderlo con la citazione dell’autore. Dig_it collaborerà con diverse realtà editoriali per dare ai servizi la maggiore visibilità possibile.

su questo tema:

Il sito web di Dig_it

La notizia scelta e comprata in Italia il giornalismo on demand (Repubblica)

YouCapital, nasce il crowdfunding journalism “Made in Italy”

Parte YouCapital la nuova piattaforma italiana per sostenere idee tramite il crowdfunding. L’iniziativa nasce presentando un progetto della giornalista e blogger Antonella Beccaria sulla strategia della tensione in Italia e in Belgio.

Lo scopo di questa inchiesta è quello di studiare i fenomeni criminali che si verificano in Belgio tra la fine degli anni settanta e per tutti gli anni Ottanta fino ad arrivare al decennio successivo con il caso Dutroux e le coperture fornite in fase di indagine al suo entourage. Quest’ultimo episodio, infatti, oltre a mettere in evidenza pratiche investigative volte più ad attività di dossieraggio che di prevenzione-repressione del crimine, ha inferto un ulteriore colpo alla gendarmerie belga, definitivamente sciolta nel 2001 e assorbita da corpi civili di polizia.


La piattaforma, ovviamente ancora in Beta, è nata per iniziativa dall’associazione Pulitzer e di Antonio Rossano (che ne è promotore insieme a Luca Longo), che aveva presentato la prima bozza di progetto lo scorso novembre all’interno di Working Capital la divisione di Telecom per finanziare le start up nell’ambito del web. Allora il progetto aveva l’intenzione di differenziarsi dalle altre piattaforme di crowdfunding, come l’americana Spot.Us o l’italiana Produzioni dal Basso, caratterizzate da un modello senza fini di lucro: “Pulitzer non vuole essere un’associazione no-profit – aveva dichiarato Rossano – il modello di business si basa sull’acquisizione del 10% dei ricavi finali di ciascun progetto”.

Oggi invece la piattaforma si presenta come non profit con quello che sembra un cambio di strategie. Non mi sorprenderebbe se questo fosse dovuto alla dinamicità pachidermica degli editori nostrani …(ma se mi sbaglio sarò sicuramente felice di essere smentito).

La cosa importante è che dall’idea di Pulitzer sia comunque partito un progetto di questo tipo che si annuncia bello e interessante.

sullo stesso argomento
Crowdfunding journalism: due progetti per un giornalismo lento e partecipato

approfondimenti

Youcapital.it : parte la prima piattaforma italiana per il giornalismo finanziato dal basso (Lsdi)