Il senso di un luogo…

Quando in America chiude un quotidiano, non fallisce soltanto un’impresa commerciale, ma anche il senso di un luogo. Se il San Francisco Chronicle sta per morire (…) è perché sta per morire la percezione che San Francisco ha di sé come città.

Molti dei giornali che oggi stanno morendo erano nati nel diciannovesimo secolo. Il Seattle Post-Intelligencer chiuso nel 2009, era nato nel 1863, il Rocky Mountain News morto nel 2009, nel 1859 e l’Ann Arbor News chiuso nel 2009, aveva iniziato a pubblicare nel 1835. Nell’Ottocento era l’orgoglio e la funzione dei quotidiani americani: dichiarare che quell’insieme di edifici e di servizi stava formando una città, un posto sufficientemente indaffarato e abbastanza popoloso da produrre quotidianamente delle notizie. Il giornalismo della frontiera americana preservava una traccia dell’impulso della chiesa anglicana verso l’alfabetizzazione universale, attraverso il quale la comunità che stava nascendo vedeva la possibilità di leggere e scrivere di sé stessa e della propria esistenza. Noi eravamo la Nazione Gutenberg.

Richard Rodriguez
Final edition: Twilight of the American newspaper Harper’s Magazines (novembre 2009)

leggi anche:

Inevitabile il viale del tramonto per i giornali americani? (Lsdi)

Giornalismo investigativo, la qualità paga?


What’s the value of journalism? What’s the value in being a journalist when everyone is doing journalism?” Belle domande. A porsele è Robert Niles una delle firme abituali dell’Online Journalism Review uno dei blog del prestigioso Knight Digital Media Center.

Nel post pubblicato qualche giorno fa (5 febbraio) Robert sottolinea come in una società dove l’uso della tecnologia è sempre più diffuso, dove le nuove generazioni sono sempre più abituate a utilizzare strumenti hi-tech, la pratica giornalistica è ormai diventata alla portata di tutti (e la cosa è decisamente positiva). A questo punto però qual è il valore di essere giornalista se tutti fanno giornalismo? Saper scrivere molto bene? Be’ decisamente no, risposta sbagliata. Giustamente Niles fa notare che le qualità di scrittura non sono più sufficienti a sostenere i giornalisti e quanto questa idea abbia portato in molti fuori strada.

Mentre milioni di persone possono scrivere e girare video abbastanza bene per comunicare con un vasto pubblico, un numero significativamente minore ha la capacità di scoprire e analizzare le informazioni di interesse pubblico. Molte persone saranno in grado di riferire la notizia quando succede di fronte a loro, ma resta il grande valore di mercato nel saper approfondire le notizie quando queste non sono alla luce del sole.

Un grande valore di mercato che però, a dire il vero, sembra ancora brancolare nel buio alla ricerca formule convincenti per collocarsi sul mercato. Investigative reporting = premium paid content? È infatti, la domanda che pone in questi giorni Steve Outing, una delle voci più autorevoli sull’innovazione nel giornalismo. In un post messo on line il 6 febbraio nel suo blog interviene sulla dibattuttissima questione della opportunità di adottare paywall – abbonamenti a pagamento su determinati contenuti – sui siti dei giornali online come strategia per generare profitto dalle news (l’articolo parte dalla notizia che anche il grande gruppo MediaNews  ha annunciato questa politica editoriale). Leggi l’articolo completo