Leslie Fiedler: alterare i nostri modelli di conoscenza

Proprio per la sua dimensione mitica, la letteratura è quindi radicalmente diversa dalle altra forme del discorso verbale, come la filosofia, la storia, il giornalismo o la saggistica scientifica. Non è fatta per “dire la verità” o per dare, per esempio, informazioni sicure e verificabili sul mondo esterno ai suoi testi.

La letteratura è ancor meno tenuta a persuaderci e a educarci mostrandoci dove sbagliamo, e a condurci sulla retta via. Non ha neanche il compito di deliziarci, se non per quel poco necessario a prepararci alla sua funzione: alterare i nostri consueti modelli di conoscenza per trasportarci o per rapirci. Lo fa liberando in noi gran parte di quello che di solito reprimiamo rendendoci così più consapevoli, più capaci di capire certe oscure reazioni verso alcuni nostri simili – atteggiamenti che, consciamente, disprezziamo o persino neghiamo.

Leslie Fiedler 
La Tirannia del Normale (1996)

Letture:

Fear and Loathing- How Leslie Fiedler turned American criticism on its head (Slate)

La comunicazione è nata contro la guerra

Questa è la grande idea che ci deriva dall’Illuminismo: lo scambio culturale come possibilità di unire un determinato territorio. Tutto è cominciato con l’idea di nazione [...] che rientra in tutti i discorsi sulla tecnologia e sulle tecno-utopie della comunicazione fin dall’inizio. È il concetto della grande famiglia umana, in sostanza un concetto teologico, persino evangelico, e costituisce il nucleo dell’idea di comunicazione, nel senso che la comunicazione deve “unire” le persone, ed è perciò segnata da un elemento essenziale, sul quale non si insiste mai abbastanza: l’ideologia della comunicazione è un’ideologia di pace, la comunicazione è nata contro la guerra, contro l’idea di guerra, e mira a unire i popoli laddove la guerra li separa. È per questo che la guerra, in fondo, è altrettanto importante. In quanto è un elemento di contrapposizione alla comunicazione intesa come creatrice di legami sociali. Si potrebbe dire che la comunicazione, nel senso in cui l’abbiamo definita, ossia di restauratrice dei legami sociali, rimandi in qualche modo alla vecchia idea di ricostituzione di una società pre-babelica, anteriore alla Torre di Babele. Questo elemento accompagna puntualmente tutte le mitologie della comunicazione dall’Illuminismo e dal Rinascimento in poi.

Armand Mattelart (intervista a MediaMente del 1999)

Album (Ritratti e Citazioni)

Parole confuse suggeriscono idee confuse…

Il senso di un luogo…

Elogio dell’empatia

Oltre il rumore del Mondo

 

Armand Mattelart

Parole confuse suggeriscono idee confuse…

Oggi - nel linguaggio così come nell’arte – l’espressione “naturale” è preferita ad artificio. Senza riflettere supponiamo che la verità in tal modo possa essere sostenuta più efficacemente, non meno della bellezza. Alexander Pope lo sapeva bene (True Wit is Nature to Advantage drest, /What oft was Thought, but ne’er so well Expres). Per molti secoli nella tradizione occidentale, esprimere bene un’idea significava dare credibilità alle proprie argomentazioni. Gli stili retorici potevano avere varie forme, dallo spartano fino al barocco, ma lo stile stesso non era mai una materia indifferente. E lo “stile” non si limitava a una frase ben costruita: un’espressione povera nascondeva un pensiero povero. Parole confuse suggeriscono idee confuse nell’ipotesi migliore, o mistificatrici in quella peggiore.

Tony Judt (1948-2010)
Words (The New York Review of Book)


Historian Tony Judt dies aged 62
(The Guardian)

Tony Judt obituary (The Guardian)

Tony Judt, Chronicler of History, Is Dead at 62 (New York Times)

Parole e simulacri (Senzamegafono)

Elogio dell’empatia

Non credo nel giornalismo neutrale, nell’obiettività formale. Il giornalista non può essere un testimone indifferente, ma dovrebbe possedere quell’abilità che la psicologia chiama “empatia”. Il cosiddetto giornalismo obiettivo non è praticabile in contesti di guerra. I tentativi di obiettività in queste situazioni portano alla disinformazione.

Ryszard Kapuscinski
Kapuscinski, la biografia della discordia: reporter o narratore?
(CaféBabel)


Album (ritratti e citazioni):

Il senso di un luogo… (Richard Rodriguez)
Oltre il rumore del Mondo (GeorgeSaunders)

Leggi anche in Senzamegafono:

“He said/she said” journalism: l’equilibrio della falsa dell’obiettività

Il senso di un luogo…

Quando in America chiude un quotidiano, non fallisce soltanto un’impresa commerciale, ma anche il senso di un luogo. Se il San Francisco Chronicle sta per morire (…) è perché sta per morire la percezione che San Francisco ha di sé come città.

Molti dei giornali che oggi stanno morendo erano nati nel diciannovesimo secolo. Il Seattle Post-Intelligencer chiuso nel 2009, era nato nel 1863, il Rocky Mountain News morto nel 2009, nel 1859 e l’Ann Arbor News chiuso nel 2009, aveva iniziato a pubblicare nel 1835. Nell’Ottocento era l’orgoglio e la funzione dei quotidiani americani: dichiarare che quell’insieme di edifici e di servizi stava formando una città, un posto sufficientemente indaffarato e abbastanza popoloso da produrre quotidianamente delle notizie. Il giornalismo della frontiera americana preservava una traccia dell’impulso della chiesa anglicana verso l’alfabetizzazione universale, attraverso il quale la comunità che stava nascendo vedeva la possibilità di leggere e scrivere di sé stessa e della propria esistenza. Noi eravamo la Nazione Gutenberg.

Richard Rodriguez
Final edition: Twilight of the American newspaper Harper’s Magazines (novembre 2009)

leggi anche:

Inevitabile il viale del tramonto per i giornali americani? (Lsdi)

Oltre il rumore del Mondo

…le rappresentazioni del mondo non sono mai il mondo vero e proprio. Abbassiamo il volume del Megafono, e insistiamo affinché diffonda messaggi quanto più possibili precisi, intelligenti, umani.

George Saunders
Il Megafono Spento (Cronache da un mondo troppo rumoroso)