Community engagement in redazione per un giornalismo migliore

Se dopo aver risposto alla classica domanda “a che cosa stai lavorando adesso?” la conversazione cade per qualche attimo nel silenzio e amici e parenti vi guardano con sguardo interrogativo aggrottando la fronte probabilmente state lavorando a qualcosa che ha a che fare con il web. Se siete giornalisti e lavorate nel web può esservi anche capitato di peggio: quando, una decina d’anni fa, cominciai a lavorare per un sito di informazione online alla fatidica domanda un amico mi rispose “ma quindi fai ancora il giornalista o no?…”

Oggi, anche dove l’uso sistematico degli strumenti digitali a servizio del giornalismo non è una novità assoluta, se il tuo nuovo incarico in una importante rete di quotidiani locali è quello di essere responsabile del community engagement & social media può succedere che in molti (parenti, amici ma anche molti colleghi) stentino a capire cosa realmente stai facendo. È così che Steve Buttry – qualche decennio passato nella carta stampata in giro per il mondo e oggi uno dei punti di riferimento per chi vuole capire le potenzialità degli strumenti digitali nella professione giornalistica – ha cominciato da qualche anno a raccontare il senso del suo lavoro anche in un blog: The Buttry Diary ricchissimo di spunti, idee, provocazioni e suggerimenti. Tra i molti segnalo un bel post  What does ‘community engagement’ mean? dove Buttry, come è facile capire dal titolo, ha cercato di dare una definizione del suo lavoro di questi anni. Cosa significa fare community engagement per un giornalista, cosa comporta in concreto lavorare con gli strumenti digitali (ma attenzione, non solo con quelli) in una redazione avendo come finalità quella di coinvolgere e rendere attivi i propri lettori e le comunità che si racconta? Buttry, dopo qualche scambio di vedute, propone questa definizione, asciutta e sintetica come un tweet:

Community engagement = News orgs make top priority to listen, to join, lead & enable conversation to elevate journalism.

Che tento di tradurre così:

Community engagement= organi d’informazione  che fanno dell’ascolto la priorità principale, per collaborare, guidare e favorire la conversazione al fine di realizzare un giornalismo migliore.

L’interazione con la “folla” è dunque pensata principalmente per migliorare il proprio lavoro, il livello qualitativo dell’informazione. La conquista di nuovi lettori ne è semmai la logica conseguenza, non l’ obiettivo aprioristico. D’altronde i vecchi caporedattore spesso ricordavano ai giovani praticanti che tra la le fonti di notizie non bisognava mai dimenticare la suola di scarpe da consumare andando in giro a parlare con le persone. I nuovi media, come di frequente accade, ci danno la possibilità di riappropriarci e aggiornare strategie antiche: riscattare il lettore dal ruolo di figura indistinta e sfocata al quale è stato relegato troppo spesso dalla stampa mainstream è indubbiamente una delle scommesse da vincere nel nuovo ecosistema dell’informazione. L’engagement non può essere che reciproco. E proprio su questa linea, mi sembra, sono pensate  le keyword che che Steve propone per far emergere nelle redazioni la qualità e l’efficacia del lavoro di interazione con la comunità dei propri lettori. Ne propongo una traduzione perché mi sembrano una base molto utile per riflessioni future.

Priorità. Il Community engagement non può funzionare come ripiego. Coinvolgere è un lavoro serio, e se l’organizzazione non è realmente interessata è difficile avere il tempo e l’attenzione che servono. Una cosa importante: la comunità è intelligente e le persone si rendono subito conto quando l’impegno è solo a parole e non una reale priorità.

Ascoltare. L’interazione non è semplice promozione. Se il vostro engagement consiste nel raccontare cosa deve essere importante per la comunità o quello che state facendo, oppure siete interessati unicamente a raccogliere contenuti a basso costo, bene non coinvolgerete nessuno. Avete bisogno di ascoltare e dare risposte. E a volte avrete bisogno di cambiare strategia per valutare i feedback provenienti dalla comunità che state ascoltando.

Partecipare. Non potete pretendere di ospitare tutta la conversazione nel vostro sito web o nel vostro giornale. Le persone stanno discutendo sulle notizie e le questioni che riguardano la loro comunità in molti luoghi per loro importanti, sia fisici che digitali. Dovete partecipare a queste discussioni e rispettare il ruolo e la reputazione di chi le sta conducendo.

Guidare. Gli organi di informazione devono essere leader nella conversazione con la comunità (quelli che hanno radici nella stampa e una storia di leadership editoriale hanno già ricoperto questo ruolo). Dall’ascolto e dalla partecipazione delle altre conversazioni guadagnerete il rispetto necessario per poterle guidare.

Conversazione. Conferenze e informazione monodirezionale, a senso unico, possono avere il loro ruolo, ma l’interazione è una conversazione multi-direzionale, dove ascoltare le persone, far condividere con gli altri le loro conoscenze, porre domande ponderate e fornire risposte ponderate. La conversazione è umana e personale (a volte divertente, a volte triste, a volte arrabbiata, a volte gioiosa). La conversazione ha necessità una voce amichevole.

Giornalismo. L’interazione [engagement] è un approccio che può e deve servire a migliorare il nostro giornalismo. Può anche avere qualche beneficio di marketing, ma lo scopo è un giornalismo migliore.

nota: tradurre il termine engagement non è semplice (almeno non lo è per me) perchè convivono significati dalle sfumature molto diverse: condivisione, partecipazione, c’è quasi una promessa di un percorso comune (ring engagement è non a caso l’anello di fidanzamento) ma anche di ingaggio, con un senso forte di competizione (una lotta, una battaglia), per conquistare qualcosa…

fonti e approfondimenti

Nuovi mestieri nel giornalismo: animatori di comunità cercansi (Il Ducato)

Mappa delle Competenze del Community Manager (Il Giornalaio)

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