Storify: Link economy alla ricerca di nuovi modelli di scrittura giornalistica

Aggregare, riannodare i fili di un “discorso” che nel mare magnum di tweet, post, articoli, immagini, video (e quant’altro possa essere condiviso sul web) sembra continuamente perdersi, annodarsi e scomparire dopo pochi attimi. È una delle “ossessioni” più frequenti che caratterizzano chi, a vario titolo, frequenta abitualmente il web: fermare e ordinare i diversi materiali, non solo nella forma di una libreria più o meno organizzata, ma anche in quella di un racconto “narrativamente” coerente e accurato.

In questo contesto si muovono da tempo molte piattaforme di social bookmarking e di content curation tra le quali alcune davvero molto conosciute e utilizzate, qui però  segnalo una startup, Storify, salita alla ribalta grazie anche a Michael Arrington che l’ha voluta tra le finaliste del TechCrunch Desrupt lo scorso settembre, e della quale si sta parlando molto in relazione alle sue applicazioni sul giornalismo (ed è ovviamente la ragione principale per cui ne parlo in questo blog). La piattaforma infatti, pur muovendosi nell’ambito della cura, raccolta e organizzazione dei contenuti dimostra ambizioni e capacità “narrative” decisamente più ampie e spinte rispetto a startup simili come Curate.by o Keepstream che si limitano ad aggregare contenuti su un argomento specifico.

Dietro a Storify c’è Burt Herman giornalista-imprenditore (termine professionale su cui molto si discute di questi tempi negli Usa) che ha passato gli ultimi dodici anni in Asia e in Est Europa come inviato dell’Associated Press.

L’idea nasce da una riflessione sul futuro del giornalismo e del fatto che tutti ormai stiamo continuamente creando contenuti. Siamo inondati di Tweet,di video di YouTube , le foto di Flickr e tutto il resto. Chiunque può essere un “reporter”, quando si verifica un evento. Ma non tutti sono un “giornalista”, capace di dare un senso a un fatto collocandolo in un contesto. Così abbiamo costruito un sistema per aiutare le persone a fare questo, prendere il meglio dei mezzi di comunicazione sociale e restituirli in una storia. To “storify”it.

(Burt Herman intervistato da Robert Hernandez per Online Journalism Review)

Ecco dunque, per capire come funziona, una presentazione del progetto

La versione attuale di Storify è dichiaratamente beta e in fase di sviluppo in attesa dei feedback degli utenti (e diciamolo chiaramente, sotto molti aspetti ce ne sarà bisogno…), ma il suo funzionamento è molto semplice e intuitivo. Una volta attivato il proprio account (occorre per adesso un invito, comunque molto semplice da ottenere) si possono cercare argomenti con parole chiave sui social media più diffusi (anche se ne mancano alcuni, ad esempio Vimeo). Su una colonna a destra del nostro profilo, si possono poi montare i vari materiali raccolti e anche aggiungere direttamente parti di testo originali (quindi non semplicemente un collage di link e Tweet).

Insomma uno strumento che sembra essere, più di molti altri, la realizzazione pratica di quel “Cover what you do best. Link to the rest coniato da Jeff Jarvis come emblema del web journalism. L’economia della condivisione e del collegamento tra testi e contenuti, come uno dei paradigmi per un nuovo modo di fare informazione.

La startup è stata messa alla prova “sul campo” lo scorso 15 ottobre quando Mandy Jackson editor di TBD (una testata on line di cronaca locale molto social media oriented) ha deciso di utilizzare proprio Storify per raccontare in tempo reale un fatto cruento di cronaca accaduto in quel giorno – un omicidio a seguito di una rissa davanti a un locale cittadino – , integrando il lavoro di redazione a quello dei continui aggiornamenti provenienti dalla Rete. Ecco  qui il risultato del lavoro.

L’utilizzo della piattaforma per raccontare quel fatto di cronaca non è passato inosservato. Tra i primi ad accorgersene Jay Rosen (uno dei più attenti osservatori della Rete) lo ha subito segnalato:

poi alla Nieman Storyboard di Harvard si sono subito chiesti “Can social media serve as source material for compelling news narratives?”. La risposta visti i risultati ottenuti da TDB.com è stato un “sì” convito.

Tra i vari esempi di applicazione concreta di Storify una delle più convincenti mi è sembrata questa “Writing a story using Storify” che racconta appunto la storia della nostra, eccola qui (come si può vedere le storie possono essere, una volta realizzate, condivise sui vari media sociali e caricate su varie piattaforme di blogging, non su WordPress.com però). Un altro esempio invece che rende bene l’idea di una storia raccontata in diretta uilizzando i continui aggiornamenti provenienti dai cittadini è quella realizzata dalla redazione di Owni sulla manifestazione di mobilitazione generale che si è svolta a Parigi il 19 ottobre scorso, la potete leggere qui.

approfondimenti e fonti:
Storify’s Burt Herman on the evolution from reporter to entrepreneur (Online Journalism Review)

Storify Wants to Pull Stories From the Stream (GigaOm)

Telling a Gov 2.0 Story with Storify, a Social Curation Tool (un altro interessante esempio di utilizzo di Storify via Huffington Post)

Storify’s Burt Herman on the evolution from reporter to entrepreneur

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