Pubblico pubblico e pubblico privato

Il popolo di Internet è particolarmente curioso e affamato di novità. Lo sappiamo. Quindi niente di strano se anche quella che poteva sembrare ‘solo’ una semplice nuova applicazione (almeno al sottoscritto, evidentemente peccando di sottovalutazione nonostante fosse annunciata come ‘rivoluzionaria’…), finisca per suscitare grande interesse e un proliferare di opionioni anche molto discordanti. Se poi la nuova opzione viene lanciata dalla superstar dei social network quale è Facebook la cosa dovrebbe sorprendere ancora meno. Sto parlando del bottone ‘Like’, ‘Mi Piace’ (con tanto di manina con pollice alzato) applicabile e condivisibile su qualsiasi tipo di contenuto su qualsiasi sito o blog.

L’applicazione ha dato il via a una serie di riflessioni affatto banali sulla natura stessa del pubblicare sui nuovi media, sulla privacy e sul senso del condividere nel Web. Buon segno. Tra le tante vale davvero segnalare quella di Jeff Jarvis che in suo lungo post sul suo famosissimo blog BuzzMachine parte da un’analisi delle molte critiche fatte da numerosi blogger alla nuova applicazione di Mark Zuckerberg (e in parte assimilabili a quelle fatte a GoogleBuzz) per arrivare ad una lettura articolata e davvero interessante sui media sociali e il loro utilizzo. Il post si intitiola “Confusing *a* public with *the* public” e sicuramente, come molte altre cose scritte da Jarvis, susciterà numerose altre riflessioni e analisi (che sarà interessante seguire). Io ne propongo solo un breve passaggio tra i tanti che mi hanno colpito e che ho tradotto al volo (ma sicuramente ci sarà occasione per tornarci sopra)…

Facebook e Mark Zuckerberg sembrano dare per scontato che una volta che qualcosa è pubblico, è pubblico. Confondendo la condivisione (sharing) con la pubblicazione (publishing). Si assimila la sfera pubblica con il costruire un pubblico. Quello che faccio quando utilizzo il mio blog è pubblicare ovunque nel mondo per chiunque possa vedermi: l’assunto è the more is better. Ma quando posto qualcosa su Facebook la mia ipotesi è quella che stavo soltanto condividendo con il pubblico che ho creato e che lì controllo. Questo pubblico è privato. Qui sta l’errore e la confusione. Rendere pubblico che ho pubblicato è ciò che disturba la gente. Priva del loro senso di controllo di ciò che  loro vogliono condividere e con chi (e non è questione di quante preferenze possiamo impostare). E cosa più importante, raccogliendo le nostre azioni – i siti che visitiamo, i nostri ‘mi piace’ – fatte altrove nella Rete e rendendole fin troppo pubbliche, anche attraverso Facebook, disturbiamo la gente ancora di più.

Confusing *a* public with *the* public (BuzzMachine)

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